lunedì 30 gennaio 2017

Recensione: Le otto montagne, di Paolo Cognetti

Tu sei quello che va e viene, io sono quello che resta. Come sempre, no?

Titolo: Le otto montagne
Autore: Paolo Cognetti
Editore: Einaudi
Numero di pagine: 199 pagine
Prezzo: € 18,50
Sinossi: Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po' scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l'orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo "chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l'accesso" ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E li, ad aspettarlo, c'è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano così estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, "la cosa più simile a un'educazione che abbia ricevuto da lui". Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito più vero: "Eccola li, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino". Un'eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.
                                         La recensione
Ci guardavamo per un secondo. Tutto qui. Non se ne accorgeva nessuno, né succedeva di nuovo nel corso della serata, e io non ero sicuro di interpretare bene il significato di quel saluto. Poteva voler dire: mi ricordo di te, mi manchi. Oppure: sono passati due anni ma sembra una vita, non ti pare?”
Sono nato su un'isola. Ho avuto la fortuna di viaggiare un po', con la scuola, e ho visto in minima parte quello che c'è fuori – Londra, Barcellona e la Grecia, a bordo di un autobus che s'inclinava pericolosamente nelle curve a gomito –, pur conoscendo poco dell'Italia. Non mi sono mai spinto più a nord di Ravenna. Sono del sud. Un topo di città. Un tipo da mare che però odia la spiaggia. La natura non si fida di me, io non mi fido della natura. Mi spaventa, quasi. Perché sono stato un ragazzino grasso e impacciato, che cascava anche da seduto. Perché studio in Abruzzo, vedo il Gran Sasso imbiancato arrivando in treno e so che, per DNA, siamo piccoli e frangibili. Non sono mai stato in montagna, e delle montagne so soltanto che sono quelle rocce alte e appuntite, con le cime innevate, che mi si parano all'orizzonte mentre viaggio per le strade di certe città. Quando ero più piccolo, ha provato a farmi cambiare idea Mauro Corona: uno scrittore avventuroso, che la natura la ama e la racconta da sempre, ma che con me, purtroppo, aveva fatto fatica. 
Una sera di gennaio, però, mi sono ritrovato a leggere un romanzo che la natura ce l'ha perfino nel titolo. A detta dell'autore, una storia di due amici e una montagna. Così tanta la voglia di scoprire il fortunato Paolo Cognetti, però, da vincere perfino le vertigini e l'insofferenza verso la vita all'aria aperta. L'autore – uno di quelli che piacciono a me, che scrive come parla e parla come mangia – presta la sua voce a Pietro: un bambino con due genitori che si sono conosciuti sulle Dolomiti, un appartamento al centro dell'irrespirabile Milano, una serie di estati tutte uguali. Quando le scuole chiudono, mamma (assistente sociale) e papà (operaio) vanno in ferie e alloggiano a Grana, tra le loro amate montagne. Non si somigliano, Pietro e suo padre: così chiusi da non riuscire a trovare punti in comune, se non le esplorazioni e l'arrampicata. Assicurati dalla stessa imbracatura, legati stretti, possono provare finalmente un illusorio senso di familiarità. La montagna regala a Pietro qualche attimo felice con il genitore, malinconico cronico con la testa altrove, e un migliore amico di nome Bruno. Un coetaneo che se ne sta sempre lì, con le mucche e il gregge, cresciuto a pane e romanzi d'avventura, come se a separarlo dalla valle ci fosse una barriera. Si vedranno ogni estate per trent'anni. Non si daranno mai appuntamento e di rado si parleranno da un telefono a gettoni. 
Ogni volta, si incontreranno quasi per caso: come se, lassù, ci si potesse incrociare come tra dirimpettai. Le otto montagne racconta la spensieratezza dell'infanzia, le frenesie dell'adolescenza e, infine, le eredità che ci riportano a casa. Il rivedersi tanti, troppi, anni dopo e il contarsi i capelli grigi in testa, parlando di seppellire padri, costruire casupole, perdere un amore. Prende spunto, nelle sue riflessioni esistenziali, da una leggenda nepaliana. Soprattutto, si intuisce nei ringraziamenti, dalla gioventù dello stesso Cognetti: figlio degli anni Ottanta, uomo concreto e dall'indole nomade, che viene dalla Lombardia e dal racconto breve. Nel suo ultimo lavoro, il primo firmato con Einaudi, ho trovato i ragazzi e le ragazze di quella generazione; il fare pragmatico e i viaggi per trovare sé stessi; il settentrione e quelle parole setacciate, centellinate, coltivate con parsimonia. A me, in teoria, Paolo Cognetti non dovrebbe piacere: non qui, almeno. Non vi nascondo che, a tratti, con la guida di un protagonista errabondo e introverso, rischiavo di restare indietro di qualche passo. Però c'è che Bruno, un personaggio indimenticabile come pochi, compare in scena e ti emoziona. Perché lui, che eppure scuoia gli animali a mani nude, spala letame da mattina a sera, ha dita nodose e comportamenti da misantropo, è artefice di una poesia tutta sua. E c'è che Le otto montagne è un romanzo intensissimo, commovente, dove gli stati d'animo seguono i bollettini metereologici e i bambini vengono al mondo in ottobre, ché l'amore si fa quando i campi riposano. Ti scalda in questo inverno che non ha pietà. E lo sa la testa, e lo sa la pancia.
Il mio voto: ★★★★½
Il mio consiglio musicale: Ed Sheeran - Castle On The Hill

27 commenti:

  1. Bellissima recensione!E' arrivato il momento di aggiungere ''Le otto mantagne''alla wishlist.

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  2. Meglio di così non potevi raccontarlo, questo romanzo potente che mi è rimasto nel cuore.
    ps) Io abito al Nord, ai piedi delle montagne, ma non ho mai messo sci ai piedi, troppo imbranata, troppo impaurita. Sono un tipo da pinne, non da scarponi!

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    1. Io neanche da pinne, eh.
      Con il nuoto me la cavo, ma in spiaggia - tra dispense universitaria e libri da leggere - faccio le stesse cose che faccio a casa. Cambia lo scenario, e ci sono più odiosi bambini urlanti in giro. :)

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  3. Questo èun libro che mi sta chiamando da un po'. Non sono tipo da montagna, ma le montagne mi affascinano da sempre, come i suoi abitanti dalla disarmante genuinità.
    In lista.
    Stefi

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    1. Direi che partiamo allo stesso livello, Stefi: poca familiarità con i monti (Heidi vale?) e tanta passione per queste storie con personaggi così onesti. Mi dirai. :)

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    2. Heidi vale, ma solo per noi...non diciamolo in giro, magari

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    3. E io che già volevo darmi ai collegamenti... :-P

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  4. Cognetti è una lettura fissa per me, aspetto il momento giusto (per me) per leggerlo.

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    1. E capisco perché, Ale.
      Spero di rileggerlo presto. Sul Kindle, ho già "Sofia". ;)

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  5. Non amo la montagna, la temo tantissimo..il mio rifugio è sempre stato il mare, in montagna dopo un giorno mi innervosisco, ma di questo libro parlano bene in tanti, dovrò quanto meno prenderlo in considerazione

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  6. E' di una semplicità disarmante, Beatrix, ma è bello proprio per quello. Una storia che senza frasette preconfezionate, senza svolte clamorose, ti conquista.

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  7. Mi sembra per ambientazione e tematica il libro perfetto per papà Ford.
    Io invece che odio tutto ciò che ha a che vedere con la montagna mi sa che, nonostante il tuo parere molto positivo, mi sa che è meglio se mi tengo su altri sentieri... :)

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  8. A parte la bellissima canzone di Sheeran che adoro ( anche se preferisco il video precedente con il testo sullo sfondo a pastello blu), questo libro sembra proprio essere il mio genere, visto che mi piacciono tantissimo le storie di formazione e d'amicizia.
    Segnato. ;-)

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    1. E allora, Pirkaf, Cognetti fa al caso tuo. ;)
      Spero di rileggerlo presto.
      Ho sempre avuto un debole per le canzoni di Sheeran e quest'ultima, semplice e di impatto, è proprio una ballad di una volta.

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  9. Eh questo ce l'ho ed è in programma!!

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  10. Siciliana ma a 19 anni ho visto le tre cime di Lavaredo e non mi stancavo di guardarle.
    Amo il mare in modo incondizionato ma capisco il fascino della montagna.
    Non so perché ma la tua recensione,bellissima e commovente,mi ha ricordato un romanzo di Erri De Luca,"Il peso della farfalla"....Lo so che non c'entra niente ma l'associazione è stata istantanea.
    Non so se leggerò questo romanzo perché è un momento difficile e per farmi male sto leggendo l'ultimo libro di D'Avenia.
    Però l'autore mi intriga.

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    1. Ti ringrazio, Solsido!
      D'Avenia lo conosco poco - ho letto solo il primo, che mi era piaciucchiato - ma prima o poi spero di avere la voglia di mettermi in pari.

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  11. Io da qui le montagne non le vedo nemmeno se mi ci metto di impegno XD
    La tua recensione colpisce come sempre ma questo titolo non mi convince. Mi sa che questa volta passo!

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    1. Io le vedo, ma non mi tentano. Comprendo. ;)

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  12. Questa recensione è bellissima! ❤

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    1. Grazie mille, Ari!
      Questo libro è molto nelle tue corde (ma magari l'hai letto e non lo so). :)

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  13. Semplicemente meraviglioso...Mi hai commossa... Sì, ok lo leggo.

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    1. Ti ringrazio, Fra!
      Sì, leggilo leggilo. E' una storia con tanto cuore. :)

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  14. L'ho segnato nella wishlist! Voglio farti i complimenti per il tuo blog... Belle recensioni, bella l'idea della colonna sonora e mi piacciono le recensioni dei film! Ti aggiungo nella mia blogroll

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