giovedì 6 aprile 2017

Recensione [Bancarella 2017]: Magari domani resto, di Lorenzo Marone

La felicità è silenziosa, Luce, ricordalo. Se fai troppo casino, lei ti passa sulla testa e nemmeno la senti.

Titolo: Magari domani resto
Autore: Lorenzo Marone
Editore: Feltrinelli
Numero di pagine: 320
Prezzo: € 16,50
Sinossi: Luce, una trentenne napoletana, vive nei Quartieri Spagnoli ed è una giovane onesta, combattiva, abituata a prendere a schiaffi la vita. Fa l'avvocato, sempre in jeans, anfibi e capelli corti alla maschiaccio. Il padre ha abbandonato lei, la madre e un fratello, che poi ha deciso a sua volta di andarsene di casa e vivere al Nord. Così Luce è rimasta bloccata nella sua realtà abitata da una madre bigotta e infelice, da un amore per un bastardo Peter Pan e da un capo viscido e ambiguo, un avvocato cascamorto con il pelo sullo stomaco. Come conforto, le passeggiate sul lungomare con Alleria, il suo cane superiore, unico vero confidente, e le chiacchiere con il suo anziano vicino don Vittorio, un musicista filosofo in sedia a rotelle. Un giorno a Luce viene assegnata una causa per l'affidamento di un minore, e qualcosa inizia a cambiare. All'improvviso, nella sua vita entrano un bambino saggio e molto speciale, un artista di strada giramondo e una rondine che non ha nessuna intenzione di migrare. La causa di affidamento nasconde molte ombre, ma forse è l'occasione per sciogliere nodi del passato e mettere un po' d'ordine nella capatosta di Luce. Risolvendo un dubbio: andarsene, come hanno fatto il padre, il fratello e chiunque abbia seguito il vento che gli diceva di fuggire, o magari restare?

                                                 La recensione
Quartieri spagnoli, oggi. La primavera è vicina, ma arrivano prima i motorini. Sorpassano, sgommano, strombazzano. Riempiono i vicoli ammuffiti di smog e risate imprudenti. Dagli appartamenti dei femminielli malinconici, ad alto volume, passano brutte canzoni neomelodiche. Nell'aria, arricciando il naso, odore di tufo, babà e salsedine. Per vedere il mare devi salire in alto in alto. Arrampicarti all'ultimo piano di un palazzo, scorticato quanto il resto, e posare gli occhi dove l'istinto ti dice di posarli. Ci devi fare caso, per vederlo dipanarsi all'estremo del labirinto. Ma lo senti. Il mare trova la strada. E si mette, forse, sulla stessa che sta percorrendo Luce Di Notte. Una che ha sempre fretta di arrivare, ma dove? Una che è abituata a dare del tu alla vita. Scappa a destra e a sinistra, indaffaratissima. Come tutte le donne del mondo, nasconde il fiatone e la fatica, ma ti sbatte in faccia il suo malumore. Che sia un giorno buono o cattivo, infatti, Luce è sempre e comunque incazzata con qualcuno per qualcosa, e lo palesa in smorfie colleriche, grugniti, rispostacce che in dialetto stretto fanno tutto un altro suono. Tremola, ma non si fulmina. Insomma: si piega, ma non si spezza. Ha trentacinque anni, scarse speranze, una laurea in Giurisprudenza e un attestato nell'arte di arrangiarsi. Vive in affitto un'esistenza provvisoria, come se da un momento all'altro potesse o finire, o aggiustarsi da sé. Si fa secca, come dice un detto delle nostre parti, ma non muore di fame. Lei, i capelli rasati e il ringhio imperituro, è la protagonista dell'ultimo romanzo del sempre benvenuto Lorenzo Marone: quest'anno in lizza al Bancarella e atteso al cinema, a fine aprile, con il libero adattamento della Tentazione di essere felici. Cambia editore. Cambia sesso. Come parla una piccola femmena del sud? Come non far sentire forzature nella metamorfosi, rimanendo al contempo fedele a se stesso? 
Segreti del mestiere di uno scrittore che ti capisce e ti dà ascolto. Spesso, infatti, ho l'impressione che Lorenzo Marone faccia ordine fra i pensieri. Quelli di una donna saranno una confusione di percezioni e desideri, o piuttosto un guardaroba bene ordinato in cui ogni cosa è al posto suo? Le cose che hai pensato qualche volta e che qualche volta avrai detto anche a voce alta tornano a riempire gli spazi bianchi, gli anfratti, di una deliziosa commedia all'italiana. Magari domani resto è l'apoteosi delle storie medie, il canto del cigno delle donne qualunque. Marone – come i napoletani tutti: sorridenti, ospitali e naturalmente affabulatori – ha un grande senso della narrazione. Non descrive. Lui si siede, ti mette a tuo agio e ti racconta scampoli di sé e degli altri. A guidare la storia, non i fatti ma i personaggi. Sullo sfondo: una Napoli che non dimentica i fasti dell'antico scudetto e, probabilmente, non perdonerà mai lo sgarro di Higuaìn. Capo-coro: un'avvocatessa rampante con le tette piccole e il culo grosso, stando a lei, che lavora per un mariuolo in toga (tra me e me l'ho immaginato tale e quale a Buccirosso) e, un giorno, si prende a cuore un cane abbandonato, una rondine ferita, un adorabile scugnizzo nato da una mamma vaiassa e da un padre camorrista. Per essere un lupo solitario Luce ispira una strana fiducia nel prossimo. 
La vedì, arrabbiatissima, e anziché starle alla larga la importuni. Le vomiti addosso tutti i tuoi guai, sperando che ti trasmetta parte della sua cazzimma o si accolli qualcuno dei tuoi dolori. Come me a volte, lei pensa che il dialetto – ho nonni napoletani, infatti, e non conosco lingua più perfetta per far volare chitemmuort – spieghi meglio il concetto e pianifica nel dettaglio una fuga impossibile, combattuta tra ali e radici. La trattengono il delicato caso del piccolo Kevin. L'amicizia di Don Vittorio, un trombettista in carrozzela dalla lingua scioltissima, essenziale per filosofeggiare. La chiamata di Antonio, il fratello minore, che le comunica che la famiglia di Notte si sta per espandere con l'arrivo di un frugoletto: chi lo dice a mamma, una sarta piantata in asso da un padre girovago, senza provocarle un coccolone? Infine c'è Thomàs, un mimo di strada che ha una “r” moscia incomprensibile, ma che quando la guarda con certi occhi la fa sentire in pace col mondo. I telefoni squillano. L'orologio biologico ticchetta, e il desiderio di maternità sboccia assieme ai fiori di pesco in piazza. Il tempo scorre, e le stagioni si susseguono, ed è arrivato il tempo di volare nonostante l'ala guasta, e niente è davvero perso. Non contano i legami di sangue, bensì chi resta quando la clessidra è vuota e il pranzo è finito. Chi sparecchia. Chi punta i piedi e s'impunta. Magari domani resto fa parte di quei romanzi che non leggi per il bisogno di sapere come andrà a finire. Non è importante, in realtà. Ti assicura risate che hanno un peso specifico e qualche pagina con l'orecchietta a lato. Ti fa una bellissima compagnia. Dice le parole giuste nel momento sbagliato. Riparo di fortuna in un lunedì mattina in cui la pioggia ti sorprende a metà strada e il nido sta stretto. 
Il mio voto: ★★★★ 
Il mio consiglio musicale: Mumford & Sons – Hopeless Wanderer

18 commenti:

  1. Mi spiace essere ripetitiva, ma in questi casi posso solo scrivere: bellissima recensione.
    Ciao da Lea

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  2. Nun ce sta nient a fà. Dei romanzi di Marone mi piace solo una cosa (e basta!): le tue recensioni :D

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    1. Uà, ne hai letto uno solo!
      Però mi tocca ringraziarti lo stesso per il complimento, vero? :-P

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  3. Ce l'ho sul Kindle, ma le rondini faranno primavera a tempo debito, con Marone è sempre così: lo leggo "in ritardo" e mi piace di più.

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    1. Anch'io ho i miei due mesi di ritardo, quest'anno (colpa dell'editore, diciamolo pure: Lorenzo lo sa).
      Non farlo aspettare troppo, anche se potrebbe essere un toccasana durante l'Estiva. ;)

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  4. L'ho preso e sono felice! Ho voglia di risate (con un peso specifico). Appena lo leggo, torno.

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    1. PS. ah, come scrivi recensioni tu, nessuno mai.

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    2. Ah, perfetto! Se ti servono traduzioni dal napoletano e Olga della De Filippi è impegnata, ci sto io.

      PS. E devi vedere quando farò quella del libro tuo! (Risata malefica)

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    3. Eccomi, l'ho trovato prima bello e poi paraculo (senza offesa), per Via di una protagonista che mi ha fatto capire, in via definitiva, cosa sia una mary sue letteraria. Sulla lingua, nelle sue variazioni dal forbito (del bimbo kevìn) al napoletano stretto (per cui, sì,la tua consulenza sarebbe servita) niente da dire: un egregio lavoro di rappresentazione.
      PS
      Il libro mio resti dov'è, per favore <3 che già abbiamo eviscerato (a romanzo vivo) il rapporto docce/uomini nudi in cui si esauriscono sia il movente sia il fine u_u

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  5. In apparenza poteva non sembrare troppo eccezionale, però da come ne parli sembra una lettura brillante e piacevole.
    Buono a sapersi. ;)

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  6. Mi hai ricordato che anche marone va inserito nella lista degli autori italiani da leggere al più presto:-D
    La tua recensione è fin troppo invitante *_*

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  7. @Marco, proprio così!

    @Angela, e devi. Soprattutto perché campana!

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  8. Recensione superlativa! Sono contenta, e molto, che questo romanzo ti sia piaciuto :) Marone ha la capacità di raccontare il quotidiano, la storia di chi vive nella casa accanto alla nostra o la storia di noi stessi. Confesso che avevo un po' di timore, indossare i panni di una donna è molto complicato ma se l'è cavata egregiamente come tu stesso hai sottolineato :)

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    1. Ti ringrazio!
      E sì, se l'è cavata, se l'è cavata. ;)

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  9. Un'altra recensione super positiva :D hurrà! Sono sempre più felice di averlo messo in wishlist v.v quasi quasi, appena mi gira, lo prendo in biblioteca!

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    1. Ah, se è in biblioteca, non esitare proprio. Lorenzo e Luce si fanno volere bene facile. ;)

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  10. In ritardo l'ho letto e in ritardo ti dico che non mi è piaciuto affatto.
    Ho detestato la protagonista che filosofeggia ogni due per tre,il contesto mi è sembrato troppo caricato,lo so che siamo a Napoli ma io non vivo a Copenaghen,e in definitiva sono contenta di averlo finito perché non ne potevo più.
    Pur non condividendo quello che scrivi,come al solito mi complimento per la bella recensione.

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