lunedì 17 luglio 2017

Recensione: Non ti faccio niente, di Paola Barbato

|Non ti faccio niente, Paola Barbato. Piemme, € 17,50, pp. 420|


Non accettare caramelle, passaggi o carezze dagli sconosciuti. Non disobbedire a mamma e papà. Non resta che perdersi e ribellarsi, però, quando la tua infanzia non è. L'ultimo romanzo di Paola Barbato, firma storica di Dylan Dog, parla di uno strano male a fin di bene. A volte, meglio abbandonare casa e seguire l'orco: ti prende, ti porta via, non ti torce un capello. Rincontrarlo, anzi, è il sogno di tutta una vita. Rivederlo spinge alla commozione, agli abbracci inaspettati. A modo suo, il forestiero che negli anni Ottanta rapì trentadue bambini – bello come il Gesù disegnato sui libri del catechismo – li ha salvati. Ha regalato loro tre giorni felici e genitori finalmente vigili, finalmente responsabili. Esiste una paura buona, infatti. Quella di perdere per sempre un bambino ha reso gli adulti presenti e grandi i traguardi. Decenni dopo, la storia si ripete ma cambia il finale: i bambini tornano a casa ammazzati. Sono i figli dei sopravvissuti, dei piccoli disgraziati rapiti una generazione prima, ma la polizia ancora non lo sa. Mancano i collegamenti, le prove. L'assassino guida da un capo all'altro dello Stivale, sembra procedere alla cieca.

Basta avere paura una volta sola per averla tutta la vita, io lo so.

C'è, però, chi sa leggere il suo schema. A questo punto si incrociano strade parallele, le indagini collimano, i flashback e le digressioni incalzano. Intervengono personaggi innumerevoli, ma non si fa mai confusione coi nomi e coi ruoli. Contro hanno la polizia, il tempo, un mandante che rimane nell'ombra. Si considerano fratelli. Sono i soli senza figli dei trentadue bambini rapiti – per questo, o così credono, gli unici a non essere nel mirino del killer. Poche pagine, e ti si rivela la prima di tante verità: passato e presente non hanno lo stesso colpevole. Perché Vincenzo, giustiziere obeso e misantropo, chiuso in una cascina in Umbria tra il cantare dei grilli e i gatti randagi, è colui che i protagonisti hanno inseguito per tutta la vita, grati, ma non un assassino seriale. Lo tiene d'occhio la Nives, migliore amica adorabile e amante tastarda, che sa maneggiare ad arte una doppietta e si fida delle parole di quel gigante gentile che di male, ora come allora, non voleva farne. Gli omicidi sono una provocazione, un trucco sporco per spingerlo a uscire allo scoperto. E giovani e vecchi si incrociano, così, in un'indagine tenera e inconsueta. L'innesco: la rabbia di un “se”, una vendetta irragionevole. Ma quali ragioni vuole sapere, poi, la sofferenza.

Sai, se anche tu fossi cattivo a me non importerebbe. Se adesso mi ammazzi o fai una di quelle cose che non si possono dire o pensare, a me andrebbe bene.”

Qualche post fa si parlava di thriller che volano sotto l'ombrellone, di pagine che sono tante ma non sembra: quelle della Barbato, con i suoi periodi densi e spruzzati di virgole, hanno un peso importante e forse qualche spiegazione di troppo nell'ultima parte. Comunque, un'umanità straordinaria. Si vede che l'autrice è una mamma (una curiosità: è la compagna di Matteo Bussola, disegnatore che sempre di genitori e figli scrive). Si vede quanta gavetta ha alle spalle. Pochi capitoli, e già consigliavo in giro questo suo thriller on the road – impreziosito da una scrittura che resta, da personaggi che si imprimono a fuoco. Un'avventura implacabile e delicata, dalle sfumature kinghiane, su una squadra di sconosciuti male in arnese, ai ferri corti con la malinconia, che si aggregano per giocare ai detective. A loro rischio e pericolo. Cos'hanno da perdere? Da guadagnare, quattrocento pagine in cui ci si conosce e ci si scopre, magari, più forti stando insieme. Contate le papere gialle con me. Scoprite chi le ha lasciate a bordo strada. A dispetto della bugia del titolo, farà male.
Il mio voto: ★★★★½
Il mio consiglio musicale: Quando mi vieni a prendere – Luciano Ligabue

20 commenti:

  1. Come mettere in crisi una donna il lunedì mattina... farle desiderare un altro libro!!! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Era questo il romanzo che ti dicevo, non Muzzopappa.
      Ma pure Muzzopappa, certo... :)

      Elimina
    2. Per la prossima volta cerco un libro brutto. Come sa anche la Libridinosa, ogni tanto fanno bene all'autostima e al portafoglio pure quelli!

      Elimina
  2. Segnato per le prossime letture, ne avevo sentito parlare proprio sulla pagina fb di Bussola :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sospetto che non mi piacerebbe particolarmente il libro di Matteo, ma i suoi stati Facebook li leggo sempre con un vago sorriso ebete. :) La Barbato ti piacerà, sicuramente. E' un thriller ben pensato, scritto meglio ancora, con quell'emozione che non ti aspetteresti mai.

      Elimina
    2. Si, capisco la sensazione dopo aver letto i post! Sarebbe anche ora di un buon thriller distante dai soliti "La ragazza -" ;)

      Elimina
    3. Ahahah, sì. Poi qui c'è la Nives che, per quanto in là con gli anni, le aspiranti "ragazze" le straccia. ;)

      Elimina
  3. Ero indecisissima su questo libro! Sia per l'argomento (in questo particolare periodo sorvolo sulle storie con protagonisti bambini) sia perché aspettavo qualche opinione...ora so che lo voglio! Tra l'altro ho scoperto di avere in libreria un altro suo libro, 'Il filo rosso', adesso mi incuriosisce...è di Walter ma non l'ha mai letto >.< Baci!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Stefania! Immagino che con il pancione e con Micol ancora piccola queste letture possano risultare molto pesanti. Ti assicuro però che, nonostante il tema, la Barbato è veramente un'autrice che non esagera mai. Ha sangue freddo, ma la sensibilità femminile si percepisce. Sullo stesso argomento ho letto di recente l'ultimo di Cammilli e lì, tra infanticidio e squallore, avevo avuto grandi problemi. Questa volta colpo di fulmine, anche perché l'autrice, con quello stile lì, può scrivere veramente quello che le pare. Fammi sapere, e sbircia un po' Il filo rosso. Un bacio.

      Elimina
  4. Sembra davvero un thriller bomba, e pure dal notevole potenziale cinematografico.
    Un po' in stile Prisoners, o sbaglio?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ah, Prisoners, ecco.
      Il paragone ci sta tutto. :)

      Elimina
  5. a un buon thriller non si dice mai di no! Terrò presente questo titolo 👍😉

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buon thriller, scritto benissimo. Specie rara!

      Elimina
  6. Me lo ha consigliato un'amica, ora la tua recensione...aspetto solo che lo termini Laura e poi vedo cosa fare. Nell'attesa intanto lo compro per la biblioteca ;-)
    ciao da lea

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ah, beato chi si gode questa biblioteca. ;)

      Elimina
  7. Mi hai incuriosita, devo ammetterlo! Poi ai thriller scritti bene non si può dire di no ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, Anna!
      Veramente un grande talento, la Barbato.

      Elimina
  8. Argomento spinoso per una mamma però la tua recensione invita senza ma e senza se alla lettura.
    Lo segno perché di thriller decenti se ne vedono pochi ultimamente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Spinoso, sì, ma affrontato in maniera molto diversa dal previsto. Merita moltissimo.

      Elimina