lunedì 4 settembre 2017

Recensione: Ogni piccola bugia, di Alice Feeney

| Ogni piccola bugia, Alice Feeney. Nord, € 16,90, pp. 324 |

A lungo, la lettura dei thriller mi ha regalato più amarezze che notti in bianco. Con fascette promozionali che urlavano superlativi assoluti e trame scritte con l'escamotage della carta copiativa, andavano scelti con cura maggiore per limitare danni e delusioni. Letto uno, letti tutti. Quanti amori bugiardi, dopo Gillian Flynn? Quante ragazze sui binari, dopo il passaggio – tutt'altro che degno di nota, ma tant'è – del treno Paula Hawkins? Qualcosa è cambiato quest'estate. Sotto l'ombrellone, prima i tranelli della Fidanzata messa in un angolo, poi il cuore sorprendente di Paola Barbato. Dico arrivederci alle giornate lunghe, ai tramonti sul mare, con l'esordio di Alice Feeney. Un thriller psicologico che fa eccezione: per fortuna, un altro. Articolato su tre diversi piani temporali, Ogni piccola bugia racconta il prima e il dopo di Amber Reynolds. Fino a Natale, speaker radiofonica a rischio di licenziamento; un matrimonio in crisi con Paul, autore di best-seller che ha perso parole, ispirazione e il desiderio di diventar padre; una sorella perfetta, Claire, riuscita dove lei ha fallito. Dopo le feste comandante e una notte di neve, di Amber non resta che un guscio semivuoto in un letto d'ospedale: un misterioso incidente d'auto, una pioggia di vetri in frantumi, il coma farmacologico. Nessuno, a parte lei, sa cosa sia successo. Nessuno immagina che la donna attaccata alle macchine stia vegliando notte e giorno, e prestando tacitamente ascolto. Alle ipotesi della polizia. Alle preoccupazioni di medici e infermieri. Alle confidenze troppo intime di Paul e Claire: molto più che cognati?

Siamo fatti tutti di carne e di stelle, ma alla fine diventiamo tutti polvere.
Meglio brillare, finché possiamo.

Della protagonista restano le fragili ricostruzioni a cui dare voce tra il sonno e la veglia e qualche vecchia pagina di diario: la storia di una bambina infelice, trascurata, e di un'amicizia sui banchi di scuola che diventa questione di vita e di morte. Amber, stando a titolo e copertina, spesso mente. Ci vogliono cento pagine per imparare a diffidare; per capire che la tipica narratrice bugiarda, in realtà, è il cuore nero di un atipico romanzo di genere. Ogni piccola bugia sembrava a torto il classico thriller matrimoniale. Alla lentezza dell'inizio – non piatto né mal scritto, ma canonico – seguono capitoli sfuggenti, imprevedibili, in cui si confondono ad arte le voci e le intenzioni. Intricato gioco al femminile, finalmente degno delle trame della famigerata Amy Dunne, ha una affascinante matrioska per protagonista. Amber soffre di disturbi ossessivi-compulsivi. Sospetta di tutto e di tutti. Affida al caminetto le liste per punti e quadernini fitti, che potrebbero spifferare i segreti di fuoco di certe notti. Per tutto il tempo, insieme a un'autrice perfida e profondamente divertita, si prende gioco di te. Chi ha l'ultima parola? Chi dorme davvero?

La gente pensa che il bene e il male siano due opposti, ma non è così: sono l'uno l'immagine riflessa dell'altro su uno specchio infranto.

Sbavato a tratti (non convince, ad esempio, il personaggio di Edward: vecchia fiamma a cui dare una seconda possibilità, un po' per vanità e un po' per ripicca), il romanzo è una bestia di premeditazione e vendette da servire fredde. Una bambola russa dal sorriso stonato, che inquieta nei labirinti di corridoi asettici e sulla striscia dell'asfalto. Se della mancanza di bei thriller non potevo già lamentarmi, mi mancava comunque questa stessa smorfia di stupore; il boccheggiare, con un filo di tachicardia, in un finale che vale la candela. Di quelli che vorresti spifferare a tutti per dire: ci credete, voi, che va così? Di quelli che ti fanno prestare cieca fiducia alle piccole bugie di queste grandi affabulatrici. Facendo il contrario, pagheresti un prezzo salatissimo. E non vedresti con gli stessi occhi chi – sotto osservazione, sotto sospetto – intanto dorme il sonno dei giusti.
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Wankelmut & Emma Louise - My Head is a Jungle


12 commenti:

  1. Eh, ci credi, tu, che va così? Una bella sorpresa questo thriller, davvero

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    1. Fino a un passo dalla fine, no, non ci ho creduto.

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  2. Mmmh devo assolutamente prenderlo in considerazione! La trama non mi suggeriva nulla di così originale, ma quel finale di cui parli adesso lo voglio proprio scoprire :D Un abbraccio!

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    1. Assolutamente. Qualche thriller valido, fortunatamente, quest'anno l'ho beccato. Ma in quanto a colpi di scena, nel finale, Ogni piccola bugia non si batte. Un abbraccio a te.

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  3. E meno male che i libri thriller non ti piacciono...
    Continui a leggerne, e pure a parlarne bene, più di quanti io riuscirò a leggerne soltanto l'ultima di copertina. :)

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    1. Non mi piacciono quelli brutti ma, in tempo di studio, si leggono da sé. ;)

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  4. A questo punto devo leggerlo anch'io. Voglio il finale a sorpresa e quel brivido che cerco, spesso invano, nei thriller
    Ciao da Lea

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