lunedì 24 luglio 2017

Recensione: Il giovane Holden, di J.D. Salinger


Il giovane Holden, J.D. Salinger. Einaudi, € 12, pp. 248 |

Parlare di un classico della letteratura mette in crisi. Se piace, sembra fatica persa cercare nuovi aggettivi. Se piace così così, scriverne può aiutare a vederci chiaro. Se non piace, be', dilemma: il commentatore anonimo che ti dice che non ci hai capito niente è già lì che si sfrega le mani. Il giovane Holden non mi è piaciuto, infatti, ma per quanto lo si possa dire di un intoccabile must generazionale con un protagonista, a tratti, esasperante e vicinissimo a me. Charlie, voce narrante di Noi siamo infinito nonché mio migliore amico immaginario, su Holden scriveva saggi su saggi – più di qualche lettore, tra l'altro, mi diceva che i due si somigliano un po'. Nella seconda stagione di BoJack Horseman, all'apice di un climax di genialità e insensatezza, J.D. Salinger in persona – vivo e vegeto, e desideroso di scrollarsi da dosso l'ombra del suo indimenticato eroe ribelle – si reinventava sceneggiando quiz a premi. Il giovane Holden lo citano le scuole di scrittura e i titoli delle ultime novità in libreria, lo prendono in giro e lo omaggiano in tivù: sembravano parlarmene tutti, ininterrottamente. Ma di cosa parlava, poi? E da cosa, dopo sessant'anni, ci si lasciava ispirare?

Migliaia di ragazzini, e intorno non c’è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull’orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo tutti quelli che stanno per cadere nel dirupo, voglio dire, se corrono senza guardare dove vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli. Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei soltanto l’acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l’unica cosa che mi piacerebbe veramente fare.

Il protagonista eponimo è un liceale che a scuola non brilla. Sveglio, direbbe qualcuno, peccato non si applichi. Ha sedici anni, una famiglia altolocata e l'ennesima porta sbattuta in faccia. Espulso per la sua media disastrosa, ha fatto i bagagli e preso un treno fino a New York. Da qualche parte nell'Upper East Side c'è casa sua. Non vuole tornare. Fa il giro lungo, si attarda in strada. Mancano pochi giorni a Natale, e i suoi genitori non sanno ancora che, dopo le vacanze, non tornerà in collegio. Meglio rimandare a domani la sconfitta di deluderli di nuovo. Meglio vagare senza meta, alticcio, con un berretto rosso in testa. Vagamente, so cosa si prova: c'è questa scena di me, che temporeggio sul pianerottolo prima di inserire la chiave nella toppa. Lucidamente io l'ho capito sì, questo stangone bugiardo, amareggiato e suscettibile, che insieme cerca la solitudine più assoluta (la tentazione di fingersi sordumuto per evitare chiacchiere vuote; una cascina sul cucuzzolo della montagna per il futuro) e la compagnia più rumorosa (squillo e papponi, ragazze in pista da ballo, prof dalle mani lunghe, jazz all night long). Di autentico, l'affetto per la sorella minore e per un fratello morto di leucemia; l'attrazione per una coetanea che gli preferisce il popolare compagno di stanza; il ricordo di un amico che ha avuto il fegato di farla finita. C'è una regola che dice che ci si debba per forza prendere a cuore il personaggio principale? Tutti possono forse percepire tutti alla stessa maniera? Si è indecisi tra volergli bene e prenderlo a botte, Holden. Leggendo facevo: ti capisco, però parla meglio, conta fino a dieci e, soprattutto, sta' un po' zitto. Holden parla con la bocca piena, mentre aspira il fumo delle sue sigarette; Holden parla come un sedicenne incolto – ripetizioni, iperboli, imprecazioni snervanti (fate una conta dei “vita schifa”, “andare in sollucchero”, “ad ogni modo”, “vattelapesca”, “compagnia bella”) – e odia i libri di testo, il cinema, i buona fortuna, tutto quanto. Mi ha innervosito spesso. Mi ha irritato quel fingere di voler prendere aria, per poi tornare sempre e comunque a ripiegarsi su se stesso. 

Sento un po' la mancanza di tutti quelli di cui ho parlato. Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti.

Però, la sua, è la storia di uno di quei ragazzi contro che mi sanno trovare solidale. Chi lo aiuta a cercare il suo posto nel mondo? Averlo incrociato lascia un bella sensazione, con il senno di poi, ma il mal di testa durante. Rattrista saperlo triste, e sapere che vorrebbe urlare di gioia, al pensiero delle giostre coi cavalli o della meta segreta delle anatre di Central Park, contagia con un mezzo sorriso. 
Il Natale è vicino, e sempre indesiderato resta. I genitori, sempre, continuano a non sapere.
Però la tentazione di gridare, che significa liberarsi e chiedere aiuto insieme, interrompe le noie del flusso di coscienza e rompe la lista di quelle cose non per forza sempre uguali; non più.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: David Bowie - Space Oddity 


10 commenti:

  1. A me è piaciuto 😁 Holden ha un che di esasperante, tutto ciò che è e fa da di disordinato e non solo, però proprio per questo alla fine mi fa tenerezza. È uno di quegli amici all'apparenza allegri e logorroici (caratteristica, quest Ultima, che cozza con il mio modo di essere) che ogni tanto hanno bisogno di qualche abbraccio perché sono meno superficiali di quel che sembra...
    Buon inizio di settimana 😉

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    1. Ciao Angela! Concordo con te, in realtà, però Holden mi è piaciuto e lo stile per nulla. Ha senso? Colpa anche della vecchia traduzione, mi dicono, ma poco ci credo: probabilmente, non mi avrebbe conquistato comunque. Troppe chiacchiere.

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  2. Sul serio non ti è piaciuto il più grande classico moderno della letteratura americana, uno dei romanzi migliori di sempre, uno dei miei romanzi preferiti, un libro scritto da Dio anzi meglio, un'opera senza la quale metà dei film e dei libri di cui parli in questo blog probabilmente non esisterebbe?

    Ti prego, dimmi che stai scherzando e che ci stai solo trollando tutti. ;)

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    1. Forse sì, forse no... ;)
      Scherzi a parte, per me i romanzi intoccabili non esistono davvero. Ci sono quelli che piacciono, quelli che non piacciono. Capisco lo spirito e la carica innovativa di Salinger, ma questo Giovane Holden - a furia di sentirne parlare, e bene come fai tu - lo immaginavo invecchiato meglio.

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  3. In realtà leggendoti sembra ti sia piaciuto più di quello che dici, o forse proprio scrivendone qualcosa é cambiato, come dici :) io sono dell'idea che vado letto negli anni giusti, quelli del liceo e di Holden stesso, riconoscendosi in quella rabbia, in quel malumore e pure in quello slang (per quanto ormai datato).

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    1. Sì, infatti il Non mi è piaciuto era fortino: lo riconosco. :)

      Scrivendo, mi sono reso conto che ha lasciato molto più che un senso di fastidio per quello slang lì. La stessa cosa era successa con Il grande Gatsby: troppa freddezza, nessuna cerimonia, ma parlandone, eppure, mi aveva quasi commosso il pensiero di quel finale amarissimo.

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  4. Vengo proprio da un post di Facebook dove in parecchi nei commenti hanno disprezzato questo romanzo al punto da farlo a pezzi.
    Io l'ho letto tre volte e non l'ho mai amato, ma non mi permetterei mai di sminuirne l'importanza ed il contenuto.
    Holden Caulfield è un personaggio odioso e provocatorio al limite del detestabile.
    Volutamente.
    Mettersi nella sua testa non è facile e coglierne la rabbia giovanile non basta pur provando a contestualizzarne il background.
    Romanzo difficile da inquadrare, ma che è entrato come un archetipo nell'immaginario collettivo e anche nel linguaggio.
    In quanti dopo questo romanzo hanno usato la parola vattelapesca?
    Una marea.
    Io per primo.

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    1. Farlo a pezzi mai, ci vuole coraggio. Sminuirne il contenuto neppure. Sai cos'è, Pirfak? Che siamo italiani. Mettici che io ho fatto pure il Classico, che studio Lettere. I classici sono quella cosa pensante, difficile, chiusa, che nessuno, nel 2017, si sentirebbe mai di recensire con il mio pressappochismo. Gli americani invece non mettono in soggezione, sembrano scritti l'altro ieri. E questo, nel bene e nel male, li rende più esposti. Non so se mi spiego.

      A proposito di Holden: credo che la pensiamo allo stesso modo, non lo abbiamo amato. Per quanto, guardandomi allo specchio, veda gli stessi difetti dell'antipaticissimo protagonista. Per quanto sia fresco di esame di Teatro inglese e la ribellione, anche se in forma diversa, l'ho sperimentata negli anni Cinquanta di Osborne, con Ricorda con rabbia. Se poi volete, ve ne parlo. :)

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    2. Parlane pure, anche perché i romanzi di formazione io li adoro ed andrò ad informarmi su questo libro comunque. :-P

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