martedì 4 luglio 2017

Recensione in anteprima: La fidanzata, di Michelle Frances

| La fidanzata, Michelle Frances. Editrice Nord, € 16,90, pp. 445 |


Il thriller è il genere dell'estate. Quattrocento pagine da divorare come fossero l'esatta metà, la tensione alle stelle contro la pigrizia, qualche brivido al sole. Quello dell'esordiente Michelle Frances, in uscita il 6 luglio (ringrazio Barbara per la copia in anteprima), mi è parso l'esemplare perfetto per inaugurare la stagione. In copertina, il fresco ammiccante di una piscina sotterranea. Puoi portare il costume e fare un tuffo nel profondo blu, se passi da Londra e sei ospite della famiglia Cavendish – ricchi da generazioni, raffinatissimi. La villa è territorio esclusivo di Laura, matriarca che non ha mai dovuto temere rivali. Cinquantenne invecchiata con eleganza, è una produttrice televisiva di successo e l'unica presenza femminile nella vita del coccolato Daniel. Questo finché, dalla porta principale e dal quartiere proletario della città, non entra Cherry: agente immobiliare con la metà dei suoi anni e, stretto in un mano, tutto il cuore dell'unico figlio maschio. Porta con sé uno spiffero di vento dall'esterno; le avvisaglie di un uragano. Scattano le cerimonie di sorta, i complimenti sulla fantasia della camicetta e sui gigli in corridoio: all'inizio non mentono. Insieme vanno in vacanza nel sud della Francia. Laura e Cherry si scrutano con sospetto, sapendo che nella vità del giovane medico c'è una donna di troppo. Nuore e suocere sono nemiche giurate: c'è del vero nel luogo comune che le vuole in guerra per contendersi il bene dell'uomo di casa? Nella Fidanzata si parte da dispetti grandi e piccoli, ripicche, bugie innocenti. Quadri e vestiti a brandelli, appuntamenti che saltano. Si cerca di screditare l'altra con mezzi leciti e non, pur di porsi sotto la luce migliore. A un certo punto, non diciamo quando, una delle due oltrepassa il limite in nome di un sadico egoismo. All'altra, allora, resta una vendetta da progettare nel dettaglio, come fosse il matrimonio dell'anno. E, tra le due litiganti, siedono un figlio e un lettore indecisi da che parte stare.

Voglio bene a mio figlio. Era l'unica cosa importante. Anche se stava per fare qualcosa di mostruoso.

La Frances affascina e diverte. Non pasticcia con i punti di vista, al contrario di Paula Hawkins e delle sue mediocri imitatrici. Preferisce una narrazione in terza persona, pratica e scattante. Delle sue protagoniste, così, sappiamo tutto sin dall'inizio: sono un libro aperto. Laura, che sopporta a malincuore la lunga relazione extraconiugale del marito e anni prima ha visto morire la sua primogenita in culla, prova un amore totalizzante per il superstite: è sbagliato desiderare il suo meglio? Cherry, brillante autodidatta, si vergogna della mamma cassiera e del suo accento di ragazza di periferia; in passato c'è stato un fidanzato che non l'ha fatta sentire abbastanza: è un crimine glissare su aneddoti che ci imbarazzano, confidare in una fuga dallo status quo? Comprensibili dal punto di vista umano, psicologicamente riuscitissime, le protagoniste della Frances sono fragili e problematiche, convincenti sotto ogni aspetto. Non si sa per chi tifare, nella loro catfight. Ognuna ha turbe preoccupanti e ragioni insindacabili. Peccato gli esiti non sorprendano in chiusura. La prevedibilità, questa volta, non spiace. Non c'è cosa peggiore di una donna su tutte le furie. Di una mamma chioccia trascurata, di una fidanzata messa da parte. Io leggevo in apnea; gli occhi che rimbalzavano da una versione dei fatti all'altra. Non ci si allontana troppo, infatti, dalle tipiche dinamiche delle attrazioni fatali (con tanto di sfortunato animaletto sacrificato alla causa) e di sentimenti ambigui, diventati questione di vita e di morte nel tempo – ho ripensato alla faida tra Jessica Lange e Gwyneth Paltrow in Obsession, ma la nuotata nell'abisso mi lasciava fantasticare sui sottili giochi prospettici di Ozon e Guadagnino, sobillatori a bordo piscina. Manca l'esclamazione di stupore, il colpo di scena. Ma sono i pregi e i difetti di un romanzo accattivante, facile da leggere ma difficile da architettare, poiché pensato come una partita a carte scoperte. La sola qualità della scrittura, il mondo in ombra delle signore sull'orlo di una crisi di nervi, invogliano a vedere come andrà a finire. Le quattrocento pagine volano. La tensione schizza in alto. Un accenno di pelle d'oca affiora sotto le scottature. Il thriller, anche quando godibile ma imperfetto, resta il genere della mia estate.
Il mio voto: ★★★★ -
Il mio consiglio musicale: Cyndi Lauper – Don't Let Me Be Misunderstood 

20 commenti:

  1. Il "meno" era d'obbligo! Comunque mi ispira molto, è il genere che piace a me, pazienza se prevedibile, basta che i personaggi siano sciroccati il giusto e la tensione alle stelle!

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    1. Sì, è decisamente cosa tua. Poi anche tu apprezzi il sud della Francia e le suocere, ricordo...
      "Don't try this at home".

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  2. Mantenere la tensione in un thriller penso sia la cosa più difficile, quindi la tua recensione mi ha incuriosita molto.

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    1. Ciao Sabrina! Ti ringrazio, e concordo pienamente.
      La Frances tiene alta la guardia, nonostante la trama sia oggettivamente già vista. Esordiente da tenere d'occhio.

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    1. Con il thriller sono molto critico, e sicuramente lo sono stato anche questa volta, però questo è molto "divertente". :)

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  4. La pensiamo praticamente allo stesso modo! Anch'io ho trovato il finale forse un po' scontato, ma sicuramente adatto alla storia.

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    1. Sì. Va come immagini già, però nel mentre è una compagnia godibilissima e intrigante. Ho trascurato tutto e tutti leggendo (be', tutto: tutti già li trascuro di mio).
      Ti aspetto per il Piemme, ormai facciamo tipo gruppo di lettura in chat. :D

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    2. Eh se arrivasse quel Piemme lo leggerei volentieri, ma qui non si è visto ancora nulla. Dici che sia il caso di riscrivere? Io a questo punto desisterei!

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    3. Arriva, arriva.
      Ne aspetto uno della collana YA, ma devono avere problemi. Trasloco in corso, una cosa del genere. ;)

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  5. mhh.. sembra interessante me lo segno e cmq tengo d'occhio l'autrice!

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    1. Temevo sotto sotto di trovarlo un po' trash, non lo so, ma mi è piaciuto. ;)

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  6. In effetti da quel che dici sembra di essere molto dalle parti di Guadagnino e Ozon, in particolare Swimming Pool di quest'ultimo. A questo punto aspetto che uno dei due lo porti sul grande schermo. :)

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    1. E Massimiliano Rosolino e Federica Pellegrini te li scordi??

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  7. Bella recensione ma un appunto te lo devo fare.
    "Cinquantenne invecchiata"...capisco che hai vent'anni ma oggi non si può proprio parlare di vecchiaia per una donna di 50 anni,rischi il linciaggio.
    Detto ciò,il romanzo non mi incuriosisce,mi sa di già visto.
    Le diatribe fra suocera e nuora mi disgustano,ne ho viste troppe.

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    1. La prossima volta, userò "cresciuta". :)

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  8. Buongiorno, mi è piaciuto molto e concordo con la recensione. Una sola domanda: il PROLOGO o io non ho capito niente o non c'entra con la storia che ho finito or ora di leggere...qualcuno me lo puo' spiegare? Grazie. Alessandra.

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    1. Ciao Alessandra!
      Il prologo, in realtà, è un'anticipazione del gesto che farà Laura dopo l'incidente di Daniel. Si conclude, infatti, poco prima della chiamata (e della grossa bugia) alla "fidanzata". La stessa scena, se ci fai caso, con le stesse parole, viene ripresa all'incirca a metà romanzo.

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